Storia

L'età rinascimentale e moderna di Uta

Durante l'età moderna Uta ha fatto parte dei possedimenti aragonesi e successivamente dei feudi dei Carroz, ricordati per l'edificazione della chiesa di Santa Giusta. Dopo essere passata di mano numerose volte, il 1 dicembre 1839 è passata definitivamente ai Savoia sotto il Regno di Sardegna

Dopo aver subito in epoca medievale le vicissitudini comuni alla Sardegna meridionale, tra il 1365 e il 1409 Uta si trova al centro dell’aspra contesa fra gli aragonesi del Regno di Sardegna e il Giudicato di Arborea, cadendo sotto il controllo di varie famiglie. All’inizio del Quattrocento, in seguito alla vittoria definitiva degli iberici, viene concessa alla famiglia Carroz come feudo, parte integrante della baronia di San Michele.

I Carroz sono passati alla storia per un regime tributario piuttosto severo, ma anche per aver favorito l’edificazione di chiese di pregio come la Parrocchiale di Santa Giusta che presenta lo stemma della famiglia scolpito in bella vista nell’arco del presbiterio. Il 1511 è una data spartiacque per Uta, in quanto corrisponde alla morte dell’ultima esponente dei Carroz, Violante: a questo punto il timone passa ai Centelles ai quali nel 1674 subentrano i Borgia duchi di Gandia e nel 1726 i Catadà, a seguito di una serrata battaglia giudiziaria. Infine, dopo la breve parentesi degli Osorio de la Cueva, il 1 dicembre 1839 Uta entra a far parte del Regno di Sardegna sotto l’egida dei Savoia.

Durante tutta l’epoca moderna, Uta ha mantenuto il caratteristico assetto architettonico con edifici in su ladiri, ossia mattoni crudi. A causa della pessima resistenza all’acqua di questo materiale, il patrimonio edilizio storico è andato quasi tutto perduto per via delle inondazioni che si sono susseguite prima che venissero approntate le opere di sistemazione idraulica.

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